Delitti avvolti nel mistero, assassini seriali a caccia delle loro
prede e coppie dalle menti perverse. Per riassumere il contenuto dei
tre libri di Gordiano Lupi (Delitti in cerca d’autore, Serial
killer italiani, Coppie diaboliche con Sabina Marchesi) non sarebbe
necessario aggiungere altro. Ma cerchiamo di approfondire alcuni degli
aspetti più rilevanti.
I saggi in questione presentano molti punti in comune e diversi spunti
interessanti a partire dall’analisi del delitto in sè.
Il crimine viene focalizzato in primo piano e non fa mai da sfondo
al racconto dell’autore. Chi scrive non cerca di provocare sconvolgimenti
o causare angoscia e inquietudine. Il tono della narrazione è
calibrato su canoni analitici e la descrizione arriva ad assumere
caratteri giornalistici per porre l’attenzione sull’evento
stesso: quando è avvenuto, come si è sviluppato e da
quali intimi turbamenti ha tratto la propria origine.
Nei “cold cases” l’autore si concentra maggiormente
sui fatti alla ricerca di un colpevole plausibile. Quando, invece,
tratta di omicidi seriali, Lupi scava nelle dinamiche più torbide
e profonde dell’animo umano per elaborare le ragioni che hanno
spinto, spingono e spingeranno a tali crudeltà ed efferatezze.
L’analisi, comunque, non affonda nel banale e mediocre gusto
per il morboso, ma vi si intravede la volontà e la curiosità
genuina per il nostro lato oscuro e intangibile, spesso sepolto sotto
il velo della razionalità o frenato dall’etica comune
del lecito e non lecito.
Il ritratto che emerge mostra un’incredibile complessità
del genere umano: appaiono tutte le contraddizioni, le paure e le
nevrosi che fanno parte della nostra vita quotidiana. L’individuo,
messo a nudo senza più difese convenzionali dietro cui nascondersi,
svela la sua parte più intima e irrazionale. E se spiegare
i crimini di una persona può risultare più agevole,
quando le menti criminali diventano due, proprio perché “in
due si uccide meglio”, le cose si fanno ancora più complicate.
A volte chi legge spera che certi particolari siano frutto di libertà
artistica o di invenzione letteraria. La paura di confrontarci con
queste realtà spietate e sanguinarie è del tutto legittima
e motivata, per cercare di sfuggire alla dolorosa presa di coscienza
di ciò che è capace il genere umano. Ma l’autore
lascia trasparire un’idea di fondo ancora più sconvolgente:
le nostre consuetudini e regole morali tengono a freno i nostri impulsi
più profondi ma, in fondo, siamo tutti dei potenziali assassini.
A prescindere dai crimini raccontati in queste pagine, è questa
la scoperta che più di tutte ci terrorizza. E non ci fa dormire
sonni tranquilli.