Gordiano Lupi, Delitti in cerca d’autore (I.D.I., 2008), Serial killer italiani (Editoriale Olimpia, 2005),
Coppie diaboliche
(Editoriale Olimpia, 2008 - con Sabina Marchesi).
di Giacomo Brunetti

Delitti avvolti nel mistero, assassini seriali a caccia delle loro prede e coppie dalle menti perverse. Per riassumere il contenuto dei tre libri di Gordiano Lupi (Delitti in cerca d’autore, Serial killer italiani, Coppie diaboliche con Sabina Marchesi) non sarebbe necessario aggiungere altro. Ma cerchiamo di approfondire alcuni degli aspetti più rilevanti.
I saggi in questione presentano molti punti in comune e diversi spunti interessanti a partire dall’analisi del delitto in sè. Il crimine viene focalizzato in primo piano e non fa mai da sfondo al racconto dell’autore. Chi scrive non cerca di provocare sconvolgimenti o causare angoscia e inquietudine. Il tono della narrazione è calibrato su canoni analitici e la descrizione arriva ad assumere caratteri giornalistici per porre l’attenzione sull’evento stesso: quando è avvenuto, come si è sviluppato e da quali intimi turbamenti ha tratto la propria origine.
Nei “cold cases” l’autore si concentra maggiormente sui fatti alla ricerca di un colpevole plausibile. Quando, invece, tratta di omicidi seriali, Lupi scava nelle dinamiche più torbide e profonde dell’animo umano per elaborare le ragioni che hanno spinto, spingono e spingeranno a tali crudeltà ed efferatezze. L’analisi, comunque, non affonda nel banale e mediocre gusto per il morboso, ma vi si intravede la volontà e la curiosità genuina per il nostro lato oscuro e intangibile, spesso sepolto sotto il velo della razionalità o frenato dall’etica comune del lecito e non lecito.
Il ritratto che emerge mostra un’incredibile complessità del genere umano: appaiono tutte le contraddizioni, le paure e le nevrosi che fanno parte della nostra vita quotidiana. L’individuo, messo a nudo senza più difese convenzionali dietro cui nascondersi, svela la sua parte più intima e irrazionale. E se spiegare i crimini di una persona può risultare più agevole, quando le menti criminali diventano due, proprio perché “in due si uccide meglio”, le cose si fanno ancora più complicate.
A volte chi legge spera che certi particolari siano frutto di libertà artistica o di invenzione letteraria. La paura di confrontarci con queste realtà spietate e sanguinarie è del tutto legittima e motivata, per cercare di sfuggire alla dolorosa presa di coscienza di ciò che è capace il genere umano. Ma l’autore lascia trasparire un’idea di fondo ancora più sconvolgente: le nostre consuetudini e regole morali tengono a freno i nostri impulsi più profondi ma, in fondo, siamo tutti dei potenziali assassini.
A prescindere dai crimini raccontati in queste pagine, è questa la scoperta che più di tutte ci terrorizza. E non ci fa dormire sonni tranquilli.